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FUTURO COOP

Cooperativa Koinè- progetto “Casa Amica”

La Cooperativa Koinè nasce nel 1993, dalla scissione del ramo di attività  sociale di una cooperativa polisettoriale, successivamente all’entrata in vigore della Legge 381, con lo scopo di soddisfare due  macro bisogni : concorrere al governo dei  processi di outsorcing ed esternalizzazione dei servizi  socio- sanitari pubblici, e costruire una serie di servizi volti all’inserimento di utenti psichiatrici, provenienti dai manicomi, uscendo dalla logica dei modelli dei “grandi contenitori”. Koinè si occupa di progettazione e gestione di servizi alla persona, disabili, anziani e infanzia, ricerca sociale e  sviluppo economico.

La cooperativa – spiega il Direttore Paolo Peruzzi - vuole lottare contro la discriminazione e porre l’attenzione sul valore della dignità umana per tutti, in una logica di un welfare comunitario che riesca a dare l’opportunità di emanciparsi alle persone escluse o svantaggiate. Tutto questo- aggiunge - non può prescindere da uno studio rigoroso, fatto di ricerca e applicazione di metodi validati, sorretto da una costante dose di responsabilità sociale  presente nella nostra organizzazione. Credo, infatti, che la responsabilità condivisa tra i soci sia il motore della motivazione che ogni giorno riesce ad alleviare le fatiche di un lavoro per certi aspetti  usurante.

Il progetto Casa Amica, che nasce grazie alla collaborazione tra Asl, Conferenza dei Sindaci del Valdarno e la Cooperativa Koinè, è un progetto di residenzialità sociale riservato alle persone disabili e agli anziani. La struttura, distribuita in due distinti nuclei abitativi, è una ex scuola data in concessione trentennale dal Comune di Loro Ciuffenna alla Cooperativa che ha provveduto ai lavori di ristrutturazione. “Casa Amica”, quindi, dimostra come sia possibile realizzare progetti attraverso l’attivazione di rapporti di collaborazione tra la pubblica amministrazione e il terzo settore. Uno degli aspetti innovativi del progetto, infatti, è rappresentato dalla co-progettazione  delle attività in  “Casa Amica”  tra le famiglie degli utenti, gli amministratori locali, l’Azienda Sanitaria locale e la Cooperativa che guida il progetto e lo ha elaborato portando a sintesi le indicazioni e le sollecitazioni dei vari portatori di interessi.

Diversamente da altri progetti di co-housing – specifica Peruzzi - “Casa Amica”  si differenzia notevolmente dai tradizionali “contenitori” per disabili. Infatti, ci sono  mini appartamenti con due letti ed il bagno personale con il piano cottura, e spazi comuni privi di barriere architettoniche  per stare insieme  in piena sicurezza. Ovviamente gli ospiti degli appartamenti sono accompagnati e seguiti per tutto il giorno da operatori e assistenti domiciliari. Il livello di supporto che viene assicurato è differenziato secondo i bisogni specifici di ciascuno. Per non creare traumi, in una prima fase le persone vivono negli appartamenti dal lunedì al venerdì e ciò gli permette di non tagliare drasticamente i rapporti con la propria abitazione e la famiglia, poi terminata la fase di inserimento la struttura è a disposizione sette giorni su sette.

 “Casa Amica”  rappresenta la concretizzazione di uno dei progetti, volti alla realizzazione di percorsi che possano rendere indipendenti le persone con disabilità, realizzati dalla Asl su sollecitazione della Conferenza dei Sindaci e con l’approvazione della Regione Toscana. E’ quindi evidente che la condivisone degli intenti tra più soggetti provenienti da differenti ambiti, pubblici, privati e non profit, genera un cambiamento del modello di welfare ; altrettanto evidente è che se si mira a promuovere innovazione è preferibile ricorrere alla formula della co-progettazione rispetto a quella classica dell’ “ appalto “.

Come sottolinea Paolo Peruzzi – “Casa amica è un  residence sociale che risponde ad una necessità generale avvertita sul territorio che è quella dell’adeguamento di modelli di welfare usualmente tarati in contesti lontani dalle aree periferiche, montane e rurali e quindi c’è la volontà di creare modelli sostenibili nei vari contesti. L’attività che svolgiamo all’interno della casa, che fu ristrutturata con  fondi del Piano di Sviluppo Rurale Toscano, si inscrive in un disegno generale di promozione dello sviluppo sociale nei contesti rurali che si impernia sul principio di collaborazione attivato dal lavoro di rete e dalla partecipazione della cittadinanza.

C’è un coinvolgimento diretto non soltanto delle famiglie dei beneficiari ma anche di altri portatori di interesse come associazioni territoriali, volontariato, terzo settore e tutti coloro che possono concorrere alla realizzazione degli obiettivi. Il punto è rendere indipendenti,  il più possibile,  gli utenti del gruppo appartamento considerando anche che ciascuno dispone di un potenziale evolutivo e di apprendimento positivo.

L’ottica del progetto - conclude Peruzzi- è inserire la risposta abitativa entro un progetto più completo di presa incarico globale della persona. Per fare questo abbiamo fatto leva su un’ altra esperienza realizzata in Valdarno assieme ai Comuni, Asl ed altri soggetti del territorio che permette di inserire oltre 80 disabili in differenti contesti sociali  e produttivi di aggregazione con programmi abilitativi e riabilitativi personalizzati, nell’idea generale dello sviluppo delle competenze per l’indipendenza personale supportata.

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